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Nuna versio ekde 10:15, 27 Jun. 2010

L’inglese: un nuovo esperanto?

Di recente ho partecipato ad una conferenza nell’Asia sudorientale su "Globalizzazione, lingue ed educazione". In tale occasione mi è capitato di avere un’accesa discussione con una signora della Malaysia, docente presso una università islamica del suo paese. Quando ho appreso che nella sua università si usa l’inglese come principale veicolo d’insegnamento, nonostante la lingua nativa sia dei professori che degli studenti fosse il malese, ho sostenuto che l’uso dell’inglese contrasta, o è addirittura in contraddizione, almeno in parte, con gli obiettivi fissati da coloro che hanno creato tale sistema di istruzione.

L’inglese viene considerato da molti come una specie di esperanto anche se le sue caratteristiche sono ben lontane da quelle dell’esperanto, che è stato pensato specificatamente proprio per la comunicazione internazionale e che può essere appreso ottimamente in meno del 10% del tempo necessario all’acquisizione di una seconda lingua. Il problema principale dell’inglese però è altrove.

L’inglese è il veicolo della più orrenda macchina di propaganda che sia stata mai concepita dall’uomo. Al contrario di quello che accade con le altre grandi lingue , il mondo che parla inglese è soprattutto accentrato in una sola nazione: gli Stati Uniti, i cui disegni sulla scena mondiale non sono mai stati sostenuti con tanta forza come adesso. In effetti non vi è né emittente Tv né testata giornalistica americane che non invii un messaggio che non sia diretto a favorire la realizzazione delle ambizioni americane verso l’estero. Ogni studente di ogni parte del mondo che apprende l’inglese come seconda lingua con questo tipo di materiale è destinato a diventare un sostenitore dei progetti americani di riordinare il mondo in "modo sensato", il che neanche a dirlo, per caso ma automaticamente avviene sempre per servire gli interessi americani all’estero.

La cosa più notevole da tutto ciò è che a poco a poco quelli che fuori degli S.U. sono esposti a questo tipo di propaganda sviluppano una visione del mondo quasi uguale a quella di un americano. In altre parole, anche se il giudizio americano sulla nazione X è fortemente prevenuto il cittadino di questa nazione che studia inglese svilupperà lo stesso giudizio. Se per gli americani la nazione X è nell’elenco degli Stati criminali, lo studio dell’inglese attraverso la stampa più diffusa e il materiale audiovisivo fornirà a quel cittadino delle lenti deformate attraverso le quali questo vedrà il proprio paese nello stesso modo, facendo propria la stessa serie di stereotipi. Se la stampa americana decreta che l’individuo medio del tuo paese è un tipo brutale quasi sottosviluppato c’è il rischio che il nostro studente d’inglese lo consideri nello stesso modo. Se giudichi l’industria aerospaziale brasiliana attraverso i media americani è molto probabile che la considererai un grande spreco di denaro. Se guardi gli sforzi fatti da varie nazioni non allineate per dotarsi di una forza difensiva moderna ben preparata ed equipaggiata con le lenti dello studente d’inglese molto probabilmente metteresti tali nazioni nella lista degli Stati criminali. Eccezionale questa propaganda americana ! Lavora riprogrammando le menti della gente attraverso l’apprendimento dell’inglese come seconda lingua. Paghi per farti fare il lavaggio del cervello e ne sei felice!

Naturalmente c’è chi legge Noam Chomsky, Susan Sontag, Lester Thurow, Howard Zinn, Lyndon LaRoche, il Workers World o James Petras ma scommetto che questi testi non fanno parte del materiale di studio offerto dai centri culturali americani e dalle varie diramazioni del British Council. Usare l’inglese per dare un certo tipo di educazione che sia priva dei valori americani è un esercizio perdente, qualunque esso sia. È assai divertente come taluni, impegnati a ridurre l’influenza americana sulla gente, hanno spesso scelto l’inglese per portare il loro messaggio, anche quando confessano che gli S.U. sono il loro peggiore nemico! Il fatto è che l’inglese moderno è una specie di camicia di forza mentale mentre i propositi sono l’emancipazione mentale e l’acquisizione di conoscenza.! In "The English language", pubblicato nel 1985 Robert Burchfield ha scritto: "Ogni persona di una certa cultura sulla faccia della terra si trova in una condizione di vera carenza se non conosce l’inglese. La povertà, la carestia e la malattia si riconoscono immediatamente come le forme più crudeli e meno scusabili di carenza. La carenza linguistica (d’inglese naturalmente) è una carenza che si nota meno facilmente ma non di meno di grande importanza". Bene… PROPRIO NO !

Nel suo libro "The rape of imagination" (la violenza all’immaginazione) Aminata Traorè del Mali riferisce come in Africa le menti siano state riprogrammate a tal punto che la cosiddetta "elite" si è ora arresa proprio sul principio della preferenza da dare nel commercio ai prodotti nazionali che valeva fino a poco fa in tutti i paesi africani. In taluni di quelli più poveri, dove miseria, malattie e carestie ricorrono spesso, i governanti si rifiutano di dare la preferenza a dei concittadini e a ditte nazionali quando si tratta di spendere i proventi delle tasse ! L’economia dell’IMF ed altri principi di libero scambio penetrano così bene attraverso l’acquisizione dell’inglese, che ciò che era prima pragmatismo, ora si è trasformato in ideologia che la gente è impaziente di applicare anche quando porta all’autodistruzione ! Quello che Aminata Traorè chiama "violenza simbolica" distrugge la memoria e l’immaginazione collettive. Per quelli che la studiano come seconda lingua, nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo, l’inglese priva rapidamente la gente del diritto di pensare a se stessa per conto proprio. La conseguenza è l’alienazione e l’espropriazione culturali. In Africa più che in qualunque altro posto le idee portate dall’inglese distruggono la solidarietà e la coesione sociale, portando la gente ad accettare norme e regole occidentali per organizzare la loro vita economica, anche con condizioni locali del tutto sfavorevoli. Dovunque, i messaggi portati dall’inglese privano la gente del diritto di decidere per il proprio destino, distogliendola dai veri problemi per essa cruciali. L’inglese è il mezzo della scelta della globalizzazione che dapprima opera con il lavaggio del cervello dell’elite politica ed intellettuale.Invece di ricorrere a misure costose ma inefficaci contro la disgustosa invasione culturale e lo sfruttamento economico attraverso la globalizzazione, queste si possono combattere nel migliore dei modi eliminando l’inglese come seconda lingua.. In questo senso l’inglese appare più come una infermità che un felice rimedio per la "comunicazione internazionale" ! Nel 1996 lo spettacolo per Miss Universo in India provocò un’ondata di proteste degli Indù nazionalisti e delle organizzazioni femministe. Invece di dichiarazioni di dissenso avvenne che un sarto indiano morì appiccandosi fuoco e in tutto il paese vennero arrestate migliaia di dimostranti. Qualche giorno fa lo stesso spettacolo è stato attaccato dal fuoco dei fondamentalisti musulmani in Nigeria, ma la vera natura della protesta non è stata per le donne né per il femminismo. E’ stata per l’intrusione culturale, l’occidentalizzazione indesiderata ed il colonialismo economico. L’eradicazione dell’inglese in questi due paesi sarebbe di ben maggiore effetto, in quanto l’inglese porta in sé i germi e i mezzi di ciò che si riduce a puro asservimento del cervello.

Lo sviluppo di questo tipo di consapevolezza, del tutto inesistente fino a qualche anno fa, è ora in aumento nelle ex colonie inglesi. In India la lingua inglese è diventata il bersaglio principale dei nazionalisti, che vogliono sradicare totalmente il suo uso dal paese. Qualche anno fa M.Mulayam Singh Yadav, allora ministro della difesa, dichiarò a Chennai (Madras-India) che lui e i suoi sostenitori non si sarebbero data pace fino a che l’inglese non fosse stato eliminato completamente dal paese. Il 15 maggio 2000 la rivista americana Newsweek ha riportato un articolo sulla decisione presa dallo Stato del Bengala di retrocedere l’inglese a lingua non ufficiale per tutte le transazioni ufficiali governative.

Durante la conferenza di Taiwan qualcuno ha indicato la lingua inglese come strumento di modernizzazione e progresso economico. Sono immediatamente intervenuto chiedendo ai presenti di verificare la conoscenza d’inglese dei paesi vicini. "Chi"- chiesi- "pensate se la cava meglio in inglese nell’Asia sudorientale?" Ovviamente i filippini, che superano di gran lunga tutti sotto questo aspetto. Eppure dal punto di vista economico sono allo sfascio. Si tratta quindi di uno di quegli stereotipi così facili da abbattere….

Altro fenomeno da prendere in considerazione è che coloro che studiano l’inglese come seconda lingua si illudono di poter anche loro dirigere delle organizzazioni internazionali nel nuovo ordine mondiale globalizzato attraverso la nuova lingua di recente acquisita. La realtà è che ogni organizzazione internazionale che usa l’inglese come lingua di lavoro non può evitare di ricadere sotto il controllo di personale di madre lingua inglese. Questa situazione è facilmente verificabile se gli obiettivi sono politici, economici o scientifici.

Il predominio del francese nell’Europa del 18° secolo aiutò l’esercito napoleonico a conquistare e saccheggiare un gran numero di paesi. Con il francese si mosse un flusso continuo di avidi collaboratori verso i governatori francesi che Napoleone aveva disseminato per tutta l’Europa. L’idea che bloccando la diffusione del francese si sarebbe indebolito l’impero francese sorse come fatto naturale e proprio allora iniziò il declino sullo scenario europeo del francese. Naturalmente fu il francese ad essere usato dapprima per coordinare l’azione militare contro la Francia. Il francese era allora la sola lingua straniera che austriaci, inglesi, russi e prussiani condividessero ad un livello vicino a quello delle loro lingue materne, una situazione che somiglia poco a quella di oggigiorno con il pidgin chiamato "international English". E’ in francese che la maggior parte dell’elite europea acquistò allora una coscienza politica e cominciò a spezzare le catene dell’impero francese.

Se l’inglese possa svolgere tale ruolo da ridurre l’influenza americana resta da vedere. L’inglese è per il cervello quello che il fastfood è per lo stomaco: soddisfa dei bisogni elementari senza mirare a pensieri elaborati. Comunque, è del tutto evidente che la diffusione dell’inglese va passo passo con la colonizzazione mondiale sotto l’egemonia americana che chiamiamo "globalizzazione" . L’inglese è di grande aiuto agli americani per stabilire quel tipo di rapporto parassitico di cui ha bisogno il loro paese per continuare asaccheggiare le risorse mondiali e raccogliere attraverso l’uso diffuso di un dollaro sopravvalutato un tributo dalla maggior parte dei paesi sovrasviluppati.

La convinzione che l’inglese sia una lingua neutrale che può favorire la comunicazione internazionale è solo un pio desiderio. Quelli che avversano la politica internazionale degli S.U. non si rendono spesso conto di poter infliggere dei seri danni economici al loro nemico già bandendo l’inglese da casa loro. L’Iraq di Saddam Hussein è passato all’euro e a una serie di altre valute per il commercio internazionale per ridurre la sua dipendenza dal dollaro, ma non ha ancora come bersaglio l’eliminazione dell’inglese come seconda lingua, nonostante che la generalizzazione di tale eliminazione potrebbe essere di impatto assai maggiore contro gli USA che non la distruzione delle torri gemelle di New York.

Qualunque persona di cultura anestetizzato precedentemente dalla propaganda americana attraverso la lingua inglese, posto di fronte alla realtà scoprirebbe un nuovo mondo del tutto diverso. Invece di una "superpotenza" americana vedrebbe un paese in bancarotta che tira avanti con una montagna sempre crescente di debiti. Invece di una potente centrale scientifica scoprirebbe ingegneri e ricercatori il cui livello in matematica e nelle scienze fondamentali non arriva neppure a quello di un candidato al baccellierato in scienze dell’odierno Giappone. Al posto di una mostruosa forza militare troverebbe che almeno la metà delle cosiddette armi intelligenti e chirurgiche dell’arsenale americano non funzionano e che i soldati di quel grosso complesso militare sono terrorizzati dalla prospettiva di un qualsiasi confronto militare su un compo di battaglia con un nemico serio. Vedrebbe che la migliore prestazione dell’esercito degli S.U. è quella del bombardamento di civili dall’altezza di 30.000 piedi.

In "La mise en place de monopoles du savoir"( La costituzione dei monopoli del sapere) ho dimostrato, oltre ogni ombra di dubbio, che il diffuso uso della lingua inglese nei campi scientifico e tecnologico, in paesi in cui questa non è lingua nazionale, porta alla depredazione dei migliori talenti scientifici da parte dei paesi di lingua inglese, in particolare dagli S.U. Per ragioni che ho chiarito nel libro, questo fenomeno porta anche ad inaridire la creatività e a mantenere i lavori di ricerca entro i limiti fissati perloppiù negli S.U., riducendo così ulteriormente la visibilità degli scienziati non americani. Inoltre l’inglese permette alle nazioni anglofone di riscrivere la storia dell’evoluzione scientifica attribuendo agli studiosi di lingua madre inglese le più importanti scoperte ed invenzioni. Un po’ alla volta apprendiamo che SOLTANTO questo prodigio dell’evoluzione socio-biologica che sono gli angloamericani dopo Dio sta dietro la creazione del mondo moderno.

Questo e molti altri problemi non riportati formano ciò che chiamiamo "The world of English"(il mondo dell’inglese) per coloro che non hanno avuto il privilegio divino di essere stati generati da autentici genitori di lingua inglese!

Non è esagerato affermare che il mondo starà certamente meglio quando la diffusione dell’inglese sarà limitata solo ai paesi di lingua inglese!

Charles Durand, autore de "La mise en place des monopoles du savoir", L’Harmattan, ISBN: 2-7475-1771-3,Paris,2002)